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Un
pò di STORIA
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| CENNI
STORICI |
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Le
prime notizie certe che ci rimangono di Viareggio
risalgono al 1171, quando i Lucchesi acquistarono le
terre e i boschi che si estendevano da Montramito al
mare, per ricostruirvi con l’aiuto dei Genovesi
l’antica torre, detta Castel del Bosco, distrutta dai
Pisani l’anno antecedente. La nuova rocca e le terre
circostanti furono causa di lunghe contese e sanguinose
zuffe tra le due repubbliche rivali, e formarono infine
oggetto d’arbitrato da parte dell’imperatore
Federico II
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che, dopo aver composta la
vertenza
con reciproca soddisfazione, le dava, non molto dopo
(1221), in possesso a un certo Pagano Baldovini.
I
successori di questi le godettero per oltre mezzo
secolo, finchè nel 1286 i Lucchesi , per compera, il
dominio di Viareggio e del suo distretto. Dopo
l’abbandono forzato del porto di Motrone da parte di
Lucca, si manifestò l’importanza di questa località,
che costituiva ormai il solo approdo marittimo rimasto
alla repubblica. |
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Nel
1606 venne scavata la darsena vecchia, e nel 1617,
fu dichiarata quella terra capoluogo di vicaria.
Malgrado ciò la popolazione vi si mantenne sempre
scarsissima, causa le micidiali febbri malariche,
e nel XVIII Viareggio poteva considerarsi quasi
abbandonata, non contando che 200 abitanti. Fu
solo dopo i lavori idraulici che si affievoli il
flagello della malaria e prese dimora stabile,
intorno al primitivo villaggio, un nucleo
importante di popolazione.
Sulla
metà del Settecento, la gratuita concessione
degli arenili da parte della repubblica, emulata
più tardi dalla generosità della duchessa Maria
Luisa di Borbone, diede un imprevedibile impulso
allo sviluppo di Viareggio. |

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Un
disegno panoramico dell’architetto Valentini
permette di rivedere la piccola Viareggio della
metà del sec.XVIII chiusa tra i ruderi
dell’antico “mastio” o torre del mare, e la
cosiddetta “torre nuova”, congiunta da un
cavalcavia alla residenza del commissario. Il
canale, presso il quale sorgevano gli alloggi e i
magazzini dell’Ufficio della Foce e del Banco
dell’Abbondanza, era attraversato da un ponte
levatoio che si alzava al passaggio dei trabaccoli
e delle paranzelle da pesca e da cabottaggio.
L’area libera della spiaggia era riservata
invece alle future ville dei Fanucci;
quest’ultima rimase la costruzione più avanzata
verso il mare finchè Paolina Bonaparte non fece
edificare nel 1822 la villa che tutt’oggi porta
il suo nome. L’occupazione francese della
Lucchesia non mancò d’influire sulle sorti di
Viareggio, dove la rivolta contro il nuovo regime
imposto dagli stranieri si rivelò più violenta
che altrove.
Il
Direttorio del capoluogo prese allora le opportune
misure per ristabilirew l’ordine, ma i
Viareggini, con i cannoni del forte, minacciavano
chiunque osasse avanzare dalla parte di Lucca o di
Pisa.
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Quando
alle ville gentilizie del sec.XVIII si aggiunsero gli
agglomerati urbani dell’Ottocento, Viareggio assunse
in breve lo aspetto di una moderna città. La sua grande
espansione verso il mare e, dal porto canale della
Burlamacca, verso ponente, si ebbe però nell’ultimo
sessantennio. Della famosa “passeggiata”, che
alterna su di un lato modernissimi palazzi a edifici di
gusto liberty, e sull’altro originali negozi e ritrovi
ad eleganti stabilimenti balneari,
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| riportiamo la
descrizione di un viareggino puro sangue, Mario Tobino.
E’ una descrizione di cose lontane, legate ai fasti
della “belle époque”, ma proprio per questo
favolosa ed affascinante.
“I
bagni storici, quelli che poi hanno preso nella fantasia
degli anziani il colore della favola, vivevano nel
tratto che dal molo va a piazza Mazzini.
Il
Colombo era il bagno dei preti; aveva una rotonda breve,
cauta, modesta, si avventurava con le palafitte sul mare
appena di quei pochi metri per poter dire che anche essa
era una rotonda… Il Balena era come questo cetaceo.
Possentemente molle e trionfante era la sua rotonda, la
più alta sul mare, folte le palafitte sotto di lei a
sorreggerla, grassa rococò messa a piatto sul mare…
Il Nettuno era tabù. Una rete difendeva la sua spiaggia
dalla plebe. Per entrarvi si doveva scendere in acqua
fino al ginocchio, oltrepassare il capo della palizzata.
E una volta entrati nella sua area ben pochi osavano
addentrarsi nella spiaggia, in quell’anfiteatro di un
calmo color giallo oro… L’ingresso del Felice era il
più bello di tutti, il più simile ad un bosco, e il
contrasto con la calce viva che di fuori il sole
scagliava, lo faceva più irreale.
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Questi
furono a Viareggio i bagni celebri e tali rimasero
dall’inizio del secolo fino a dopo la guerra
mondiale.
Sulla
piazza del vecchio mercato si leva ancora la torre
del sec.XVI e il palazzo del Commissario; tra via
Garibaldi e il molo grandeggia il monumento ai
caduti, in piazza Shelley rimane il busto del
poeta inglese, e all’inizio della passeggiata
sul molo s’impone allo sguardo un busto di
Lorenzo Viani, di alte qualità espressive.
Per
chi ama nelle stazioni balneari la grandiosità e
l’eleganza c’è poi la Viareggio degli
alberghi di lusso, che sfilano sulla
“passeggiata” da piazza Mazzini al Principe di
Piemonte, a cui si contrappone quella della
darsena e dei cantieri carnevaleschi. |
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