Un tempo si parlava dell’AIDS come di una malattia che non lasciava scampo. Era chiamata ‘la peste del duemila’
Erano gli anni ’80 e chi c’era non può non ricordare l’allora famoso slogan “Se lo conosci lo eviti”, con tanto di pubblicità le cui immagini mostravano, mescolate ad altre persone, figure inquietanti di gente circondata da una sagoma colorata: erano i sieropositivi o i malati di AIDS. |
| Un modo come un altro per far capire che non si trattava di una malattia i cui sintomi fossero visibili. |

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Chiunque poteva esserne affetto senza che si notasse in alcun modo. Il virus dell’HIV infatti poteva restarsene lì per anni e anni senza sfociare in malattia conclamata. Tuttavia il portatore era perfettamente in grado di trasmettere l’infezione. Senza che ce ne rendessimo conto, quindi, ci saremmo potuti trovare a far sesso con un partner infetto rischiando di essere a nostra volta contagiati.
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Ho parlato al passato. Purtroppo, per molte persone di questo si tratta: una cosa del passato. Nonostante tutte le campagne informative da allora in circolazione, molti sembrano aver sviluppato una sorta di assuefazione. Niente di più stupido. |
L’AIDS è tutt’ora la peste del secolo. Alcuni –che si credono molto furbi (!)- ancora credono che sia la malattia degli omosessuali e dei tossicodipendenti.
| Usare il preservativo sembra essere un optional. Al massimo lo usano per evitare gravidanze indesiderate (senza contare poi che è un’arma efficacissima contro tantissime altre malattie a trasmissione sessuale, seppur meno gravi). Per molti maschietti poi sembra assurdo credere che una ragazza possa trasmettere il virus. |

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Forse non lo sapete o non volete rendervene conto ma
in Italia ogni due ore una persona si infettta col virus
dell’AIDS.
Avete idea di cosa significhi? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, se non si adottano altre strategie di prevenzione, nei prossimi 20 anni potrebbero infettarsi 270 milioni di persone, più di 4 volte l’intera popolazione italiana. Il virus va diffondendosi sempre più in Asia, America Centrale e America del Sud.
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Il fatto che siano posti lontani non deve farci trarre sospiri di sollievo. Con la frequenza attuale dei viaggi aerei i virus ce li portiamo a spasso da ogni dove. E comunque in Italia non stiamo certo meglio. Anzi.
Quello che poi sorprende ancor di più è sapere che tra le donne infettate di recente, una larghissima parte era consapevole della sieropositività del partner. |
Certo, la ricerca è andata avanti da allora e sono sempre più numerosi i farmaci che rallentano lo sviluppo del virus HIV in malattia conclamata –dalla quale comunque non si guarisce ancora, si muore e basta-, ma nessuno di noi è al sicuro dal contagio a meno che una volta per tutte non si prenda atto della situazione e si agisca di conseguenza.
Ogni volta che andiamo con un partner occasionale o che facciamo sesso con chi conosciamo da poco dobbiamo usare il preservativo. Lo dobbiamo a noi stessi e soprattutto agli altri.
Il virus dell’HIV non è visibile da subito nelle analisi del sangue.
Deve passare un po’ di tempo –di norma sei mesi- dall’eventuale esposizione al virus. Se la relazione continua, e se teniamo davvero all’altra persona, sarebbe quindi buona norma fare entrambi il test dell’HIV (è anonimo e gratuito).
Solo allora potremo fare a meno del preservativo, se proprio lo vogliamo.
Tenendo bene a mente però che se ci capitano le ‘scappatelle’ abbiamo l’obbligo di usare il preservativo: se siamo talmente deficienti da mettere a repentaglio la nostra vita, almeno non crediamoci così superiori da poter giocare con quella del nostro partner abituale.
È una questione d'amore verso voi stessi.
È una questione d'amore verso gli altri.
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