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BOZZETTI
CARNEVALE VIAREGGIO 2007 |
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-GIUDIZI DELLA
GIURIA-
Costruzioni di I°
categoria
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"
Avanti miei prodi "
di Alessandro
Avanzini
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E' tutto molto
chiaro e semplice; l'ispirazione diretta, la citazioni da
Monicelli, il momento storico che il nostro paese sta
attraversando. Tutto però è controllato e condito in maniera
sopraffina: la straordinaria modellazione e gli altrettanto
straordinari movimenti, la formidabile coreografia e la
confezione degli abiti-stracci dei figuranti - uno diverso
all'altro - con la cura attenta dei particolari. Ma ancora più
su nei meriti sta l'effetto corale e l'emozione che questo carro
desta al suo passaggio al punto da strappare l'applauso del
pubblico.
Altri meriti inconfutabili stanno nel trattamento dei soggetti.
Colpisce la bonomia e la virtù di Prodi che infonde speranza e
procede attraverso un'Italia in rovina (colpisce la scelta
difficile dei colori medievali), nonostante sia armato d'un
bastoncino e di un paio di forbici da "tagli", abbia per elmetto
un colabrodo e per corpetto la carta di giornale stampata a
calunnie mediatiche; sia accompagnato da due paladini
terrorizzati e da due figure del male incombenti e sia
sballottato dal proprio destriero di legno cadaverico - un "guemica"
molto intenso - .
Possiamo ben dire che Avanzini anche quest'anno, e forse meglio,
ha capito l'attimo, pur in assenza dello straordinario impatto,
cioè della cifra stilistica più propriamente
"carnevalesca"dimostrata con il "toro" dello scorso anno.
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Si va
a mori’ e po’ si torna
de La
Compagnia del Carnevale s.n.c. di Arnaldo Galli,
Gilbert Lebigre
e Corinne Roger.
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E' un vero tema
del Carnevale di Viareggio. Sfrontato, ammiccante, ma anche
profondo. La realizzazione è esemplare, coerente con la
necessità di offrire cultura spettacolare. Il frontale del
furgone mortuario, con i tre che lo guidano allegramente,
produce un impatto talmente formidabile da entrare a pieno
titolo nella storia del Carnevale di Viareggio. La sezione
frontale occupa l'intera larghezza stradale e si eleva
all'altezza degli edifici a margine. Passa lui, non c'è più
posto per nulla e nessuno. Perfetto il disegno e i colori del
furgone vecchiotto che interpreta alla perfezione l'immaginario
collettivo.
Nel retro, secondo la concezione strutturale tipica di questi
carristi già imitata da altri, c'è la festa pagana, il Carnevale
con tre grandi scheletri dai colori di base (uno giallo, uno
azzurro, uno rosso) che danzano. Quello che dovrebbe essere il
fulcro del carro lascia tuttavia meno impressi ed un pò deluzi
sia per le aperture del furgone, sia per le figure, che sono
figlie di un'impostazione di tipo teatrale e non producono la
stessa tensione (soprattutto nei bambini!) provocata
dall'apparizione frontale. Avremmo voluto che fossero
prorompenti.
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Vivere
di Gionata
Francesconi
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Si
apre come un libro di favole per grandi e scattano
su i magnifici personaggi, davvero indimenticabili,
che fluttuano sospesi, volanti, refrattari.
Il supporto reale non conta, il basamento è
diventato cielo. Anche il castello di carta è un "pop-up"
che scatta su, all'aprirsi del libro. Il dietro non
partecipa, ma è conseguente alla prospettiva
centrale verso la quale il carro, come un
palcoscenico, attira gli spettatori, che sono anche
invitati a leggere appunti, schizzi e brani
letterari incastonati nei fianchi, di cui uno
dell'autore.
Movimenti armonici, meditati, ma mai spettacolari.
Colori raffinatissimi. Un'aria di poesia. Sarebbe
opportuno, dopo questa reiterata prova d'autore, che
Francesconi i cimentasse l'anno prossimo con un tema
innovativo "nel" Carnevale, e non solo "intorno" al
Carnevale.
Costruzioni di II°
categoria
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Arlecchin
burlando dicea la verità
di Iacopo
Allegrucci
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Complesso di dimensioni forse contenute, ma
certamente costruito nella versione consona ad un
vero carro di 2° Categoria. Buona la modellazione
delle numerose maschere, che riempono il corpo
centrale ed esterno del complesso. Adeguati i
movimenti meccanici (non sfuggendo, tuttavia,
l’immobilità dello sguardo del mascherone centrale)
e testuali, che conferiscono all’insieme l’immagine
di un festoso carosello. Ottima la colorazione
multizonale, come non secondario l’impatto scenico
complessivo.
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Marcello I°
di Emilio
Cinquini
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Si
evidenzia l’altezza della costruzione in gara, degna
di un carro di categoria superiore. Non troppo
originale l’idea dell’asse orizzontale semimovente,
sul quale si elevano i cinque mascheroni
rappresentanti i quattro calciatori (a dire il vero
non troppo somiglianti), mentre, appare di buona
fattura e discreta somiglianza il volto di Marcello
Lippi, Il messaggio è chiaro e la colorazione è
pertinente, ma occorre tener conto della
modellazione non eccelsa del corpo del mascherone
centrale, così come della carenza dei movimenti
meccanici. Dispiace che un carro di quelle
dimensioni non ospiti in sé altri manufatti di
qualsivoglia materiale, in basso e di contorno
laterale, non ritenendo sufficienti le tre fonti di
luce simil-fiamma olimpica, seppure quest’ultime
piacevoli alla vista.
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American
Graffiti
di Giovanni
Maggini.
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E’ ben
evidenziato il tema affrontato dai due costruttori,
presentandosi in pubblico come un carro di facile
lettura e ben assortito nell’insieme dei colori e
delle reminescenze a Stelle & Strisce. Rimane
tuttavia la constatazione di un uso ridotto di
cartapesta. Poiché, all’Elvis Priesley centrale, si
accompagnano unicamente le ripetute icone dei
cartoons Usa degli anni Trenta. L’impressione
complessiva non dispiace, ricalcando fedelmente,
seppure in sedicesimo, quanto si è voluto
rappresentare. Peraltro le due gigantografie
rappresentano le significative e simboliche icone
dei turbolenti anni ’60 in america. Rammarica molto,
tuttavia, che gli autori di “American graffiti” non
abbiano tenuto conto delle possibilità loro offerte
dalle pareti posteriori del carro, limitandosi ad
incollarvi pochi e minuscoli oggetti significativi
della merceologia statunitense
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Rubrica realizzata
da Viareggino.it
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